300 parole per un articolo? No. Non ci siamo.


basta articoli da 300 parole

Articoli da 300 Parole? Boiate SEO!

Un giorno, la sconfinata galassia di Internet è stata invasa da alcuni esseri molto pericolosi: gli articoli da 300 parole.

Ebbene sì, chi ha avuto a che fare con la SEO e con la scrittura, prima o poi si sarà imbattuto nell’indicazione classica di creare articoli da 300 parole.

Sono stati vani i tentativi di tutti quelli che hanno a cuore una corretta divulgazione (alcuni virus non è così facile estirparli).

L’origine di questa indicazione ipotizzo che nasca da luoghi dove lo spazio è importante, per esempio i giornali e la carta stampata. Equivale, infatti, a circa una mezza cartella e in alcuni ambiti è richiesta.

Ma usare questa regola per Internet, dove lo spazio è un concetto molto relativo, è veramente stupido.

Inoltre, da un punto di vista puramente SEO è tremendamente folle. Vediamo perché:

1. Nei primi anni 2000, Google aveva un algoritmo antispam dedicato ai blog che faceva scattare un campanello d’allarme alla presenza di tanti articoli della stessa lunghezza, provenienti dallo stesso blog

Basterebbe questa informazione per far cessare immediatamente qualsiasi obiezione.

Creare articoli da X parole per la SEO è una cavolata.

2. Un argomento non si può esaurire sempre con lo stesso numero di parole. Gli amanti della scrittura dovrebbero rifiutarsi di scrivere testi in questo modo.

Lo so che qui entriamo nell’annoso problema del lavoro, ma non è questo il tema. È una questione di informazione corretta.

Se parliamo di questi argomenti, forse riusciamo anche a cambiare le cose. Se stiamo zitti e ci adeguiamo, non cambierà mai niente.

La maggior parte di questi articoli sono una semplice introduzione banale a un argomento. Non prendono in considerazione chi legge, la voglia di conoscenza che hanno le persone e cosa si ritiene importante e cosa no.

Non considerano i link come porte d’ingresso a nuovi mondi del sapere e, cosa più importante, la scrittura di questi articoli viene fatta con lo stampino. Il compito invece è quello di organizzare l’informazione e offrirla a chi legge, non a un bot.

3. Ci sarà sempre chi farà meglio.

Avete presente quando tutti dicono di non andare alle riunioni di condominio, poi succede che si ritrovano in 4 e decidono loro per tutti?

Ecco, è così: voi state scrivendo articoli banali da 300 parole, il resto del mondo sta approfondendo l’argomento. Internet è piena di contenuti e si andrà verso contenuti sempre più approfonditi.

Ma davvero ancora oggi siamo convinti che scrivere articoli da 300 parole sia la strada corretta?

Poi capita anche che andiamo a fare copia/incolla di questi articoli per il web, spammandoli a destra e sinistra?

“Sì però c’è il semaforo di Yoast che mi dice… “

Fermo, togliti questo pensiero dalla testa, Yoast è un buon plugin, ma il semaforo…

Parliamo di Yoast

Yoast vi raccomanda le 300 parole. Ma lo sapete che il campo della focus keyword è pieno di errori?

Se il vostro titolo è: Giorgio è Calabrese e nella focus keyword mettete Giorgio Calabrese, vi dice che la chiave non c’è.

E di errori di questo tipo, sulla focus keyword di Yoast, ne troviamo a raffica

Vi volete davvero fidare di uno strumento simile quando si parla di qualcosa di così importante come la parola?

Questa funzionalità di Yoast andrebbe bandita perché è un giocattolo da parole crociate che risulta fuorviante per la SEO. È diseducativo, sposta l’attenzione dalle cose importanti verso le cose inesistenti.

Inoltre cita la keyword density.

Ho capito che da piccoli, quando cade il primo dentino e troviamo i soldi sotto il cuscino, qualcuno può pensare che esista davvero un topolino a portali, poi da grandi capiamo chi è stato.

In realtà, anche da piccoli lo sappiamo.

Ma la keyword density nella ricerca viene usata da una funzione di ranking chiamata Okapi BM25, insieme a tanti altri parametri del 1970. Già allora, da sola, era una boiata pazzesca.

La Keyword Density però non è opinabile. È tecnicamente impossibile che funzioni. Almeno per chi conosce come funziona un motore di ricerca base, perché si rende conto in 3 secondi che non può funzionare.

Dire “io uso la Keyword Density del 3%, infatti sono secondo“, è come dire “io lavo la macchina, vedi che piove?“.

Nella vita esistono le coincidenze

Chi parla di Keyword Density in merito alla SEO dichiara semplicemente la propria ignoranza in materia.

Sapete quante volte ci posizioniamo con i semafori rossi? Se diventa rosso che succede? Yoast ci arresta?
Li potete usare, al massimo, se dovete controllare una redazione di 10 persone e farvi un giro rapido, non per farvi guidare nella cura dell’ottimizzazione di un articolo che come primo obiettivo deve avere quello di soddisfare il lettore.

Cercate di avere bene in mente chi è il vostro lettore, focalizzatelo, e scrivete per lui. Trattate i vostri articoli come dei piccoli gioielli di conoscenza, dove il vostro modo di scrivere è molto importante e le informazioni che offrite un vero approfondimento.

Dovete diventare riconoscibili, dovete entrare nella mente del lettore e restarci, per quello che siete e per i vostri contenuti.

Questo è più SEO di qualsiasi parola chiave inserita così a caso, perché lo dice qualcuno.

Altrimenti è peggio di quando seguite i concetti sulla SEO Semantica legata ai testi, cosa che a Google non frega un bel niente. La maggior parte (forse il 99% di voi) seguendo queste ricette spicciole fa una cosa tremenda: usa termini, parole, concetti e frasi già largamenti diffusi su internet.

E sapete cosa fa una persona normale quando legge queste cose che ha letto già in tanti altri siti? Le ignora. “Eh, ma le persone saltano da una parte all’altra delle righe“. Per forza, avete scritto questi testi con le indicazioni per ottenere un buon risultato SEO, che comunque non otterrete.

Posso darvelo un consiglio?

Trovate uno stile di scrittura. Uno vostro. Una voce. Un modo di esprimersi originale. È meglio di qualsiasi associazione di parole; d’altra parte Gramellini si posiziona senza la ricerca delle parole chiave. Anzi, se le inventa. E si posiziona lo stesso. Perché?

Perché tutta questa storia sui testi e la SEO è stata troppo gonfiata: bisogna conoscere l’argomento e saper scrivere.

La sfida del futuro?

Bisogna mantenere il lettore incollato, questa è la sfida del futuro, non infilare le parole SEO come quelle crociate.

Tenete il lettore incollato a voi e vedrete i risultati, diretti e indiretti.

E soprattutto, le analisi! Non fate attività di SEO sui testi senza poi analizzare cosa succede. Ma non tanto come vi posizionate, ma come reagiscono le persone ai vostri testi scritti.

Le analisi che si fanno sulle landing dovremmo spostarle anche sui testi.
Analytics e micro conversioni, quanto scrolla il lettore e a che punto va in una seconda pagina. Poi, qual è lo scopo di una pagina.

Lasciate perdere semafori di Yoast e SEO Semantica sui testi, focalizzatevi su chi legge.

Ecco i video su Fast Forward:

1° video sugli articoli da 300 parole.

2° video su Yoast e il semaforo rosso.

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