Farsi leggere: l’arte del Web Copywriting


Il traffico è l’ossessione degli editori del Web, siano essi piccoli, medi o grandi, perché il traffico genera risorse economiche necessarie al mantenimento delle strutture e – perché no? – alla remunerazione del capitale investito.

I testi costituiscono tra i contenuti web, per una questione di maggiore praticità, il contenuto attualmente più importante.

Un primo, importante, dato: il 90% dei contenuti online è creato dal 10% degli utenti. Queste persone sono gli influencer. Quando si accede alla rete per avere un’informazione, si giunge ad un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dallo stesso.

Cosa bisogna fare per generare traffico?

Content is King, but Ditribution is the Queen
Farsi leggere, creare fidelizzazione, condividere esperienze

Distribuire il contenuto. Per coloro i quali non hanno avuto modo di studiare o leggere qualcosa sul tema, il concetto fondamentale da tenere a mente è “Content is King, but Ditribution is the Queen”.

I contenuti editoriali, tradizionalmente, erano distribuiti nelle edicole, nei tabacchi, nelle cartolibrerie. Con l’avvento dell’era digitale, hanno iniziato a viaggiare su Internet. “Re” incontrastato della distribuzione dei contenuti su Internet da almeno 10 anni è Google.

paperino-strilloneGoogle è stato l’unico distributore di contenuti, sino a quando si è imposto sui concorrenti con il suo perfetto algoritmo (spazzando via Yahoo!, MSN, Excite, Lycos ecc) ed influenzando persino il merito stesso dei contenuti.

L’avvento di Google e dei suoi criteri di ricerca hanno fatto nascere figure specializzate come i “SEO”, professionisti capaci di far arrivare i contenuti ai primi posti delle” SERP” (Search Engine Results Page). La nuova situazione aveva confuso i proprietari di siti web ed anche gli autori che avevano abbandonato la cura della qualità dei loro prodotti (le informazioni) e che, al tempo stesso, si erano totalmente dedicati alla loro distribuzione.

L’informazione non era più pubblicata per la sua utilità o per la sua qualità, ma soltanto perché, strutturata in una certa maniera, avrebbe generato traffico. Marginali erano, quindi,la qualità dello scritto e/o l’utilità dell’informazione: il successo era tutta delegato all’attività SEO.

L’arte del copywriting è “farsi leggere”, creare fidelizzazione, cercare di condividere esperienze ed idee con un articolo che deve interessare il pubblico.

Il Social Network

facebook-twitterDal 2008 (più o meno) esiste un nuovo distributore di contenuti: il social network.

Il social network, fortunatamente, ha rimescolato le carte della competizione sul web. Adesso,  il contenuto può anche non circolare su Google, ed avere comunque un ottimo traffico.

Come funziona la distribuzione del contenuto tramite social network?

Sembra banale dire che il contenuto deve essere ben scritto, deve essere utile ma deve soprattutto emozionare il lettore. L’informazione deve coinvolgere il lettore, lo deve far arrabbiare, divertire, gioire o odiare. Mentre Google utilizza il suo algoritimo, i social network usano i singoli iscritti per diffondere un contenuto con la condivisione, l’aggiornamento degli stati, i “Like” ed i “tweet”.

Gli editori che vogliono più traffico devono investire di più sui loro autori. Infatti, è finita l’era in cui bastava “buttare un po’ di link” o una serie di essi per trovare i nostri contenuti in cima alla SERP e, quindi, pieni di traffico. Oggi è fondamentale scrivere per bene i propri contenuti per cercare di avere più condivisioni e più partecipazioni.

L’attività SEO continuerà ad essere importante ma il traffico generato dai social network è di maggiore qualità: utenti che intervengono, navigano sul sito, fanno girare le notizie. Una ossessione accertata da uno studio Diana Tamir e Jason Mitchell dell’Università della California – la c.d. dipendenza da Social Network.

Il piacere”,  la chiave è il piacere. Entra in scena un’altra statistica: il 30/40% delle pubblicazioni che ognuno di noi fa sui social network è concentrato su noi stessi ed in questi casi il cervello produce dopamina. La produzione di dopamina rende l’uso di Facebook una droga di fatto, così come chiarito nello studio, quindi i comportamenti psico compulsivi come collegarsi 20 volte al giorno e controllare costantemente le notifiche potrebbero essere indice di una grave dipendenza.

Questo significa maggior valore pubblicitario. Quindi, il mio consiglio, è quello di investire di più sugli autori e sulla qualità dell’informazione e, soprattutto cercare di emozionare il lettore.

Stimolare sentimenti e reazioni. È questo il nuovo criterio per avere più traffico sui siti web.

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